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Le domande più frequenti al Consultorio

Qui di seguito vengono riportate alcune indicazioni di carattere generale, le quali non vogliono e non possono sostituire la consulenza personalizzata nel caso concreto ed individuale.

Legge parità

Legge parità

In quali casi la Legge federale sulla parità (LPar) può aiutare la donna?
Al momento in cui la donna subisce una discriminazione nella vita professionale. La LPar non si applica invece in altri ambiti della vita nei quali una donna può subire una discriminazione come per esempio nei diritti derivanti dalle assicurazioni sociali o in ambito familiare.

 

Quale è il principio fondamentale della LPar?
Questa legge vieta espressamente di discriminare una persona a causa del suo sesso, in particolare in base allo stato civile, alla situazione famigliare o ad una gravidanza.

 

In Svizzera donne e uomini godono oggi dello stesso trattamento salariale?
Malgrado la parità formale sia stata raggiunta, ancora lontana è la parità di fatto, ad esempio quella salariale.
Dalle stime ufficiali, si rileva come nell’economia privata le donne ricevono in media un salario del 18 % più basso rispetto agli uomini.

 

Sul posto di lavoro sono spesso a disagio a causa della battute sessiste, le osservazioni imbarazzanti, e le attenzioni di un collega di lavoro, posso fare qualcosa?
Gli atteggiamenti del collega rientrano nel concetto di molestia sessuale: configurano quindi una discriminazione ai sensi della LPar, oltre che una violazione delle norme del diritto del lavoro del Codice delle Obbligazioni e di quelle del Codice penale.

Non solo chi agisce direttamente, ma anche il datore di lavoro che tollera un tale comportamento può essere punito e tenuto a risponderne con una indennità. In questo caso è quindi consigliabile come prima cosa segnalare al datore di lavoro il comportamento del collega e poi se necessario prendere le misure legali più adeguate (istanza all’ufficio di conciliazione o causa in Pretura).

 

Siccome lavoro a tempo parziale il mio datore di lavoro non mi permette di frequentare il corso di perfezionamento che frequentano altri dipendenti. È corretto?

Purtroppo è una realtà piuttosto diffusa; infatti capita spesso che alle persone che lavorano a tempo parziale venga negato l’accesso al perfezionamento professionale.
La Legge sulla parità dei sessi lo vieta, perché si tratta di una discriminazione indiretta. La dipendente o il dipendente che subisce questa discriminazione può quindi reagire nei confronti del datore di lavoro e chiedere che questa discriminazione cessi.

 

Cos’è una discriminazione indiretta?
La Legge sulla parità dei sessi vieta la discriminazione di una persona in base al sesso.
Accanto alle discriminazioni dirette, cioè palesi, sono vietate anche quelle indirette, più subdole da scoprire e da provare. Trattasi ad esempio di discriminazione indiretta quando il titolare di un negozio versa uno stipendio scalato secondo l’anzianità di servizio a tutti/e i/le dipendenti a tempo pieno, ma non a quelli/e a tempo parziale, mentre nell’azienda a tempo parziale lavorano praticamente solo le donne.

 

La Legge sulla parità vieta le discriminazioni salariali?
L’art. 3 cpv.2 della Legge sulla parità riprende il tenore dell’art. 8 cpv. 3 della Costituzione federale e vieta espressamente che una donna riceva uno stipendio minore di un collega uomo (e viceversa) pur svolgendo la medesima attività o un’attività di ugual valore.
A volte non è facile comparare due attività simili, ma non perfettamente eguali. Per farlo occorre ricorrere a specialisti, i quali applicheranno ben precisi metodi tecnici.

 

Il mio datore di lavoro mi ha licenziata, salvaguardando per contro il posto di un collega, sostenendo che io porto in famiglia un doppio reddito poiché lavora anche mio marito. Cosa posso fare?
Il cosiddetto doppio reddito non può essere penalizzato: ciò dipende direttamente dal divieto generale di discriminazione dell’art. 3 della Legge sulla parità, secondo il quale è vietata ogni discriminazione legata al sesso di una persona e più precisamente legata allo stato civile o alla situazione famigliare.

 

Vi era la possibilità di una promozione interna: è stato scelto un collega, sostenendo che avesse più esperienza.
Potrebbe essere il caso, che questo collega abbia avuto la possibilità di fare più esperienza nel corso degli anni, poiché ha ricevuto sempre i lavori più interessanti, mentre alla collega venivano affidati solo incarichi semplici e ripetitivi.
In questo modo la collega non ha avuto la possibilità di migliorarsi ed acquisire nuove competenze che le sarebbero state utili al momento della promozione.
Potrebbe quindi configurarsi una discriminazione sanzionabile ai sensi della Legge sulla parità.

Diritto del lavoro

Diritto del lavoro

In quali casi la Legge federale sulla parità (LPar) può aiutare la donna?
Al momento in cui la donna subisce una discriminazione nella vita professionale. La LPar non si applica invece in altri ambiti della vita nei quali una donna può subire una discriminazione come per esempio nei diritti derivanti dalle assicurazioni sociali o in ambito familiare.
Un contratto a tempo determinato (contratto che prevede un giorno preciso per avere termine) può essere disdetto prima della scadenza dal datore di lavoro?
No, neppure mantenendo i corretti termini di disdetta, può finire prima del termine pattuito, fatta eccezione per il caso in cui vi è un motivo grave per un licenziamento immediato.

 

Lavoro da due anni presso la medesima ditta, ma non ho mai avuto un contratto scritto: è possibile?
Il contratto di lavoro non prevede per legge una forma obbligatoria. Anche un rapporto di lavoro basato unicamente su un accordo verbale è dunque valido e sottoposto alle norme legali. Naturalmente a tutela dei propri diritti e per chiarezza, si consiglia sempre di esigere la forma scritta.

 

Mio figlio questa mattina si è svegliato con la febbre alta. Posso rimanere a casa ad accudirlo?
La legge sul lavoro (art. 36 LL) prevede che un/una dipendente con responsabilità famigliare ha diritto a tre giorni di congedo per questo motivo. Il diritto è di 3 giorni per ogni caso di malattia (sono riservate altre norme previste da regolamenti pubblici).
La dipendente è tenuta perciò, su richiesta del datore di lavoro, a presentare il certificato medico del figlio e a fare in modo di limitare l’assenza al minimo indispensabile per organizzarsi con qualcuno che si prenda cura dell’ammalato.

 

Cos’è il certificato di lavoro?
Al termine del rapporto di lavoro, ogni dipendente ha diritto di ricevere un certificato di lavoro, che menzioni obbiettivamente prestazioni e comportamento (art. 330a CO).
Questo è una referenza per il futuro datore di lavoro. Deve per questo essere chiaro, privo di frasi equivoche che lascino intendere una qualifica negativa e completo, cioè deve contenere tutte le informazioni positive relative all’attività svolta dal dipendente. Trattandosi di un diritto del dipendente se non viene rilasciato può essere richiesto mediante un’azione giudiziaria.

 

Il mio datore di lavoro non mi concede le vacanze nel periodo in cui le ho chieste. Può farlo?
La legge prevede che sia il datore di lavoro a stabilire i periodi di vacanza, coordinandoli fra i dipendenti secondo le esigenze dell’azienda, naturalmente tenendo in considerazione i desideri dei lavoratori medesimi.
É necessario che il piano delle vacanze sia stabilito con un adeguato anticipo.
Se la richiesta del dipendente non collima con le necessità dell’azienda, il datore di lavoro può negare l’autorizzazione ed imporre una sua data.

 

Il datore di lavoro mi ha comunicato la diminuzione delle ore di lavoro e di conseguenza lo stipendio, per motivi di “riorganizzazione interna”. Devo accettare?
Lo stipendio, così come l’orario di lavoro o le ore complessive di lavoro, sono una parte essenziale del contratto sottoscritto dalle parti.
Una modifica così essenziale del contratto non può essere decisa ed apportata unilateralmente dal datore di lavoro: il datore di lavoro può proporre tale modifica, ma lei deve poterla accettare o meno. Va rispettato inoltre il termine di disdetta. Si tratta in pratica di un cambiamento del contratto: quello vecchio termina alla scadenza del regolare periodo di disdetta e quello nuovo nasce, se sottoscritto da entrambe le parti, alla scadenza di quello vecchio.

Congedo maternità

Congedo maternità

Cos’è il congedo maternità?
Al momento in cui la donna subisce una discriminazione nella vita professionale. La LPar non si applica invece in altri ambiti della vita nei quali una donna può subire una discriminazione come per esempio nei diritti derivanti dalle assicurazioni sociali o in ambito familiare.
Dal 1° luglio 2005 è stato introdotto per tutte le lavoratrici in Svizzera il congedo maternità, basato sul sistema dell’indennità per perdita di guadagno (IPG), lo stesso sistema utilizzato per compensare la perdita di guadagno derivante dallo svolgimento del servizio militare.
Il congedo maternità è regolato nella Legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno per chi presta servizio e in caso di maternità (Legge sulle indennità di perdita di guadagno, LIPG). Tale sistema esclude però le donne che non esercitano un’attività lucrativa e quelle che adottano un figlio. Valgono comunque ancora le disposizioni più vantaggiose previste dalle convenzioni collettive di lavoro o dalle legislazioni cantonali (per esempio per il Cantone Ginevra, ciò non è invece il caso per il Cantone Ticino che non prevede un congedo maternità cantonale).

 

Chi ha diritto al congedo?
Per beneficiare del congedo maternità devono essere adempiute due condizioni: bisogna essere assicurate secondo la legge AVS ed esercitare un’attività lucrativa. Se queste due condizioni sono adempiute, hanno diritto all’indennità per maternità sia le donne dipendenti sia quelle indipendenti, quindi che esercitano un’attività lucrativa in proprio. Inoltre possono beneficiare del congedo maternità anche le lavoratrici che lavorano in seno alla ditta del marito.

 

Quale importo?
Le donne salariate hanno diritto all’80% del salario medio percepito prima del parto. Le donne indipendenti hanno anch’esse diritto all’80% del redito medio annuo. L’indennità di maternità è versata come indennità giornaliera, ma al massimo Fr. 196.– al giorno. L’indennità giornaliera massima è versata a chi consegue un salario mensile di 7’350 franchi (7’350 x 0,8 / 30 giorni = 196 franchi al giorno) o, nel caso di una lavoratrice indipendente, un reddito annuo di Fr. 88 200.– (88’200 x 0,8 / 360 giorni = 196 franchi al giorno).

 

Per quanto tempo?
La madre ha diritto all’indennità di maternità a partire dal giorno del parto. L’indennità viene versata durante 14 settimane, ossia 98 giorni. Se la madre riprende a lavorare prima della scadenza delle 14 settimane, anche solo parzialmente, non avrà più alcun diritto all’indennità. Non è quindi possibile interrompere il congedo maternità e riprenderlo in seguito.

 

E in caso di disoccupazione o incapacità di guadagno?
Se al momento del parto la madre percepisce un’indennità di disoccupazione o adempie le condizioni per ricevere l’indennità di disoccupazione, essa ha diritto all’indennità per maternità. Lo stesso vale anche se la madre ha diritto ad altre indennità o rendite da parte di altri assicuratori sociali.

 

A chi rivolgersi?
Se la madre è dipendente, è competente la cassa di compensazione a cui è affiliato il datore di lavoro (lo stesso vale in caso di disoccupazione o incapacità di guadagno). Se la madre è indipendente è competente la cassa a cui essa versa i contributi AVS.

Mobbing

Mobbing

Cosa significa il termine mobbing?
È un termine che deriva dal verbo inglese “to mob” e cioè assalire, attaccare, accerchiare in massa.
Sintetizza l’insieme di fattori legati agli atti di persecuzione e di terrore psicologico compiuti dal “mobber” verso la vittima sul posto di lavoro.
La vittima subisce in modo sistematico e prolungato nel tempo una serie di vessazioni profondamente lesive della personalità, viene posta in una situazione di debolezza , fino al suo allontanamento dal posto di lavoro o addirittura alla sua esclusione dal mondo del lavoro.
Provare il mobbing a livello giudiziario è molto difficile: un consiglio a chi lo subisce è quello di tenere un diario degli episodi per mostrarlo ad un professionista che potrà indicare che si tratta di mobbing.

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